Risorse visitabili

MUSEI, CHIESE E RISORSE VISITABILI


Ecomuseo

Consulta la sezione informativa sul sito Internet della Comunita' Montana.


Scopriminiera

La miniera di talco piu' grande d'Europa

Scopriminiera Scopriminiera

Consulta sl sito ufficiale: www.scopriminiera.it



Musei

Il punto di riferimento per tutte le visite è IL BARBA - Ufficio promozione itinerari valdesi Centro Culturale Valdese di Torre Pellice

Tel/Fax 0121. 950203 - Orario: dal lunedì al venerdì dalle 09:00 alle 12:00

Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e - www.geocities.com/luoghistorici


Museo Valdese di Prali e della Val Germanasca

Museo Valdese

Situato in uno dei più antichi templi valdesi, costruito nel 1556, il museo è dedicato alla storia della valle Germanasca, dalla preistoria ad oggi, con particolare riguardo alle vicende religiose. Ampia sezione dedicata alle miniere di talco, ai minerali, alla flora e fauna, agricoltura, lavorazione del latte.

Raggiungibile con la provinciale da Perosa Argentina (esiste un servizio di corriera).

Il museo è stato completamente riallestito nel 2001.

Indirizzo: antico tempio di Prali Ghigo

Visita libera: presso il Pastore di Prali tel. 0121. 807519 o ufficio il Barba, tel. 0121.950203

Aperto in estate, nei giorni feriali dalle 15 alle 19, nei festivi anche di mattina dalle 9 alle 12.

In inverno su richiesta, telefonando al pastore valdese, tel. 0121/80.75.19.

Visite guidate (prenotare) ufficio il Barba, tel. 0121.950203 Il museo è accessibile ai disabili (carrozzelle)


Museo di Rodoretto

Museo Rodoretto

Il nucleo originario del Museo di Rodoretto risale all'estate del 1973, quando, per iniziativa dell'insegnante Elena Breusa Viglielmo, un gruppo di rodorine, con l'apporto generoso di tutta la popolazione, raccolse un buon numero degli oggetti oggi esposti in quello che era l'edificio della scuola elementare della Villa. Lo scopo era di arricchire con un contributo originale la festa patronale di Rodoretto. La cosa fu accolta con favore, tanto che se ne occuparono anche alcuni giornali, sicché il maestro Enzo Tron ritenne opportuno trasformare l'esposizione in un Museo permanente, assumendosi personalmente il carico dell'organizzazione del materiale e della guida nelle visite. Entrato in seguito, quasi naturalmente, a far parte della serie dei musei valdesi, il nostro ha potuto, nel 1981, annettersi le tre stanze del piano superiore, prima inagibili, riattarle con l'aiuto di un contributo finanziario della Regione e dare così ai materiali una diversa e più razionale distribuzione.

I pezzi che ornano il Museo sono oggi più di cento; un numero modesto in verità e che rispetta solo in parte la realtà contadina e montanara di ieri. Ma bisogna subito precisare che esso non è sorto con intenti di completezza (ammesso che si possa tendere a questa meta: quali sono gli oggetti da museo?), né lo avrebbe potuto, per molte ragioni, fra cui l'esiguità dello spazio disponibile e la mancanza dei mezzi economici che un'iniziativa più ambiziosa avrebbe richiesto. Nato un po' casualmente e affidato alle cure disinteressate di persone del luogo che quegli oggetti hanno usato o comunque conosciuto in un passato abbastanza recente - un passato che oggi è stato in gran parte spazzato via dalla corsa frenetica verso il fondovalle industrializzato che ha in pochi anni mutati i modi di vita e spopolato il vallone - il Museo si è infatti arricchito a poco a poco di quel tanto che si è riusciti a salvare dall'incuria e dall'abbandono e anche dalla rapacità degli antiquari e dei ladri".

Ulteriori reperti, offerti da donatori con- vinti della bontà di questa operazione, vanno comunque aggiungendosi via via, cosicché l'inventario è in continuo arricchimento. La raccolta manterrà in ogni modo il suo carattere locale, senza d'altra parte indulgere troppo alla preoccupazione di evitare doppioni con i musei delle valli vicine, di Prali in particolare: a chi sappia osservare, non sfugge l'originalità di ogni singolo oggetto, come avviene per ogni prodotto artigianale, che sempre conserva una personalità propria, irripetibile.

Le finalità del Museo, essendo naturalmente esclusa qualsiasi mitizzazione o rimpianto astorici del passato - che può essere considerato in questa prospettiva solo da chi non ha, né ha avuto, alcun rapporto autentico con questo mondo - sono semplici ma, crediamo, importanti. Un museo è anzitutto un luogo in cui all'oggetto viene garantita la conservazione, ma esso ha come obiettivo precipuo di documentare, di informare il visitatore sui modi di vita di ieri e di consentire di scorgere nelle tracce del passato la linea di continuità che unisce quella realtà a questa, che stiamo vivendo.

La raccolta si pone dunque come servizio sociale, di cui possono giovarsi in particolare, oltre agli studiosi e ai semplici curiosi, le scolaresche, che ignorano oggi molta parte delle loro tradizioni, a cominciare dal nome degli strumenti e delle operazioni connesse all'uso che i loro genitori o nonni ne fecero, in quanto tagliate fuori da quel contesto culturale, perché già nate nel piano o per il silenzio degli stessi genitori, convinti di evitare loro, apotropaicamente, la fatica e la durezza del lavoro dei campi evitando di parlarne. L'abbandono frequentissimo, nei rapporti con i figli, del dialetto che ha espresso quel mondo, ne è la prova più è evidente: l'intenzione dichiarata di volerli così favorire nell'apprendimento dell'italiano scolastico è, come si sa, una ingenua copertura.

È pertanto auspicabile che, opportuna- mente guidati, gli alunni possano trovare in questo strumento di informazione l'occasione per una riflessione che li porti ad affrontare in maniera più consapevole il domani, conoscendo le radici che li alimentano, e sapendo d'altra parte evitare anche le sterili e mistificatorie idealizzazioni del passato, non rare purtroppo, nella coscienza che ciò che è stato non si ripeterà ma non deve e non può essere ignorato senza compromettere la capacità di ognuno di impostare in modo lucido ed equilibrato il proprio futuro, che ne è la continuazione, lo sviluppo.

Ma riteniamo che dal Museo possano giovarsi anche i genitori di quei ragazzi, per rivivere momenti della loro vita tra- scorsa che questi strumenti hanno accompagnato e riannodare con il presente quel legame che non di rado si è voluto frettolosamente spezzare con un rifiuto che trova qualche giustificazione sul piano psicologico ma che più spesso è solo il risultato della pressione esercitata dall'ideologia consumistica dominante.

(Fonte: "Museo di Rodoretto" Musei della Valli Valdesi)

Info: frazione Villa di Rodoretto Prali.

Visita libera: Enzo Tron tel. 0121 807450 in inverno: tel. 374782 o ufficio il barba tel. 0121.950203

Visite guidate: su prenotazione presso ufficio il barba tel. 0121.950203

Il museo non è accessibile ai disabili (carrozzelle)



CHIESE E TEMPLI


Chiese Cattoliche

Ghigo

Chiesa Ghigo

La Chiesa Mater Dei di architettura contemporanea dalle linee sobrie, che fu costruita nel 1967/68 su progetto del geom. E. Rol. Vanta una grandiosa xilografia di Alessandro Nastasio, scolpita col segno inciso al positivo, e tre pannelli lavorati a sgorbia nel segno negativo, con tratti scarni, essenziali e di alto livello artistico, che raffigurano il ciclo del pane e dell'acqua.
Pregevole il tabernacolo.

 


Rodoretto

Chiesa Rodoretto La Chiesa di San Lorenzo esisteva già nel XVI sec. e fu ricostruita nel 1835. Una valanga nel 1845 portò via la sacrestia. L'attuale edificio ha un agile campanile.

 

 

 

 

 


Villa

Chiesa Villa Chiesa Villa Piccola chiesa di S. Giovanni Battista esistente già nel '500, con altare in marmo proveniente da Rocca Bianca. Pare che la chiesa primitiva, eretta nel borgo di Chapello, sia stata travolta da una frana nel sec. XIII.
 

Sulla parte sinistra dell'abside segnaliamo una rappresentazione dell'"Ultima Cena" opera del pittore G. Toje.

 

 

 


Templi Valdesi

Ghigo

Tempio Ghigo Tempio Ghigo L'unico edificio di culto valdese a non aver subito incendi o distruzioni è il vecchio tempio posto nel centro dell'abitato di Ghigo ( risale infatti al 1556). Nel 1666 venne ricostruito il tetto e, durante l'esilio dei valdesi, fu utilizzato dai pastori che salivano agli alpeggi. Fu dotato di un campanile nel 1701, ma non di una campana. Durante il sec. XIX subì parecchi restauri e nel 1889, sulla facciata, fu posta una lapide in occasione del bicentenario del Glorioso Rimpatrio, a ricordo del culto tenuto da Enrico Arnaud nel 1689.
Nel 1910 il campanile fu sopraelevato e dal 1965 l'edificio è sede del Museo storico valdese. La facciata presenta una finestra semicircolare sopra il portone, a cui si accede da una scalinata.

La pianta è rettangolare, con paraste sormontate da un architrave e da un cornicione. La torre campanaria ricostruita nel XX sec. ha quattro bifore, e sotto il cornicione vi sono alcuni triglifi. Dell'arredo preesistente restano solo il pulpito e sui lati le gallerie sorrette da una struttura metallica.
Il nuovo tempio, costruito nel 1962 e progettato dall'ing. Dreher, si trova al centro della piazza di Ghigo: vi si accede da una larga scalinata. Di concezione moderna, trae la sua originalità dall'essenzialità delle sue forme e dall'uso massiccio della pietra a .vista, che ben si intona con il paesaggio montano.


Rodoretto

Tempio Rodoretto Il tempio progettato da Eugenio Gastaldi e situato in una bella posizione che domina il villaggio, è del 1845. La scalinata di accesso ha due rampe laterali.

La facciata è scandita da quattro lesene con capitelli su cui poggia l'architrave, e da due lesene più piccole a ridosso delle altre e ai lati del portone, sopra il quale fanno bella mostra un rosone semicircolare con cornice e il timpano con lo stemma valdese.
La pianta è rettangolare con piccola abside coperta da calotta semisferica in pietra.
Non ha campanile.

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